QN Welfare

Zero appeal per il «prestito» flessibile

di Raffaele Marmo 

Un po’ come nel gioco dell’oca si ripassa dal via. E così, nella girandola di ipotesi e soluzioni allo studio per la flessibilità pensionistica, si torna al cosiddetto prestito previdenziale messo in campo dall’ex ministro Enrico Giovannini, ma di fatto costruito dall’ex direttore generale dell’Inps Mauro Nori.

Il meccanismo, naturalmente, nel passaggio di mano in mano e di tecnico in tecnico ha visto aggiunte e correzioni, varianti e rifiniture. Non sappiamo ancora quale sarà la versione finale del congegno, ma se l’intervento verrà fuori così come indicano le anticipazioni, conviene osservare da subito che sarebbe stato (e sarebbe) meglio prendere e utilizzare tale e quale la formula originaria.

Nella soluzione da ultimo in cantiere il trattamento anticipato - attribuito al lavoratore anziano a rischio licenziamento o comunque interessato a accordarsi con l’azienda per «uscire» ma senza diritto alla pensione piena – verrebbe pagato quasi interamente dall’azienda «prima» e, in parte, dal lavoratore «dopo». Effettivamente sarebbe a costo zero o quasi per le casse pubbliche. La più volte dichiarata flessibilità a costo zero per lo Stato sarebbe, dunque, realizzata.

Peccato, però, che una misura di questo tipo rischia davvero di avere poco appeal sia per le aziende sia per i lavoratori senior. Non è un caso che una via non molto diversa esiste già: la prevede la riforma Fornero del mercato del lavoro per i lavoratori in esubero, che possono anticipare la pensione a condizione che l’azienda paghi la prestazione e continui a versare i contributi per tutti gli anni di anticipo. Si conteranno sulle dita di una mano i casi di accordi aziendali basati su questo congegno. E la ragione è evidente: il costo onerosissimo per il datore di lavoro.

Quale sarebbe la differenza la soluzione ipotizzata in queste ore? Che l’azienda non dovrebbe pagare tutto l’assegno anticipato, ma solo una parte (almeno la metà) che, per di più, verrebbe ad essa rimborsato in prospettiva. Uno sconto rispetto alla versione Fornero c’è, intendiamoci. Ma rimane comunque pesante il fardello dei contributi da versare per gli anni mancanti all’età pensionabile normale. E questo potrebbe essere un limite non da poco, soprattutto se si volesse puntare a un utilizzo generalizzato del meccanismo anche per realizzare estesi turnover a favore dei giovani.

A quel punto sarebbe davvero più utile tornare alla formula originaria – senza contributi - e magari ampliare le causali di impiego possibile.