QN Welfare

Part-time pensione, un primo segnale di flessibilità

di Raffaele Bonanni

La promessa flessibilità pensionistica è rimasta, almeno per ora, sulla carta e negli annunci del premier e dei suoi ministri. Un timido, ma significativo, assaggio che qualcosa si possa muovere e smuovere, su questo delicato e decisivo terreno, però, lo abbiamo visto: si tratta del cosiddetto meccanismo del part-time pensione, che abbiamo più volte invocato e che sembra ora poter prendere forma e sostanza.

Ma perché è necessario e urgente che il governo Renzi abbia più coraggio e vada oltre, così come, per di più, ha promesso in ripetute occasioni? Perché, in altri termini, è sempre più opportuno e giusto che venga finalmente corretta la riforma Fornero del 2011?

L’intervento radicale e drastico del governo Monti in materia previdenziale servì, in quel contesto, per evitare il crac dell’Inps nell’ambito di un’emergenza finanziaria che investì l’intera finanza pubblica italiana. Ma, per come fu superficialmente congegnato e per la scarsa attitudine al confronto di quell’esecutivo, l’operazione finì per provocare lacerazioni profonde nel patto pensionistico stipulato dallo Stato con i lavoratori, che si trovarono, dalla sera alla mattina, di fronte a un repentino e violento cambiamento di vita e di programma di vita. La riforma Fornero non solo non offrì soluzioni differenziate per lavori e lavoratori, a seconda dl tipo di attività svolta. Ma, in quel clima di supponenza governativa, si commisero errori gravissimi che hanno prodotto il fenomeno degli esodati. Da un giorno all'altro, migliaia di lavoratori si sono ritrovati in un limbo: senza lavoro, senza pensione, pur in presenza di accordi, legalmente ineccepibili, con le loro rispettive aziende. Una situazione drammatica che ancora oggi aspetta l’ennesima salvaguardia per ricondurre a giustizia, almeno parziale, quello che fu reso ingiusto allora.

A distanza di quattro anni, si è sperato che, dopo tante assicurazioni, Renzi potesse dare indicazioni finalmente esaustive sulla necessaria flessibilità per accompagnare le persone alla pensione e, per questa via, porre un valido rimedio agli errori passati. Così, almeno per ora, non è stato.

La norma sul part-time a favore dei lavoratori anziani, però, ci dà o ci potrebbe dare un segno circa l’intenzione futura di misure di governo virtuose. La possibilità di trasformare il proprio rapporto di lavoro a tempo parziale, con contributi previdenziali figurativi pieni per non indebolire il proprio monte contributivo alla vigilia della quiescenza, sembra un’ottima soluzione. Si va incontro così a chi vuole continuare a lavorare ma con un carico orario inferiore in ragione di una diversa organizzazione famiglia-lavoro e a chi fisicamente ha qualche difficoltà. La stessa chance di monetizzare in busta paga una parte della contribuzione sostituita da quella figurativa, finalizzata a compensare il salario che si perderebbe con il part-time, è una altrettanto buona soluzione.

Allora si prosegua su questa strada, distinguendo opportunamente lavori e lavoratori in relazione al tipo di attività svolta Le proposte dello stesso governo su meccanismi di uscita flessibile con identici costi di bilancio possono andare bene. Si possono anche ipotizzare percorsi di trasformazione dell'impegno verso una mansione lavorativa diversa da quella svolta e meno gravosa, magari sostenuta da incentivi fiscali o contributivi a favore della azienda.

Il governo e le parti sociali, insomma, devono saper riscrivere subito e con fantasia nuove regole previdenziali per garantire un nuovo equilibrio pensione-lavoro e fronteggiare fenomeni di povertà di ritorno in età avanzata che non giova a nessuno alimentare con norme errate e lontane dalla vita delle persone.