QN Welfare

Sorgi: «Il patronato è pronto per un nuovo welfare, ma basta tagli»

Seicento milioni di euro risparmiati in un anno dallo Stato. Oltre 14 milioni di cittadini che hanno ottenuto servizi per loro e loro famiglie in forma gratuita.

Antonino Sorgi, Presidente dell’Inas, il patronato della Cisl, tira le somme sull’attività dei patronati e le mette sul tavolo come l’indicatore principale dei risultati ottenuti dalla rete di sportelli di assistenza sociale presenti in Italia e in tutto il mondo.

Come fa lo Stato a risparmiare attraverso il sistema dei patronati?

«Gli enti previdenziali si ritirano progressivamente dal contatto diretto con il pubblico: l'Inps, anche per effetto della riduzione del personale, ha costruito la propria riorganizzazione interna da una parte affidando la gestione delle domande a un sistema esclusivamente telematico, e dall’altra riducendo in maniera significativa le proprie aperture al pubblico. Il risultato è rappresentato da cittadini scoraggiati nell’affrontare procedure telematiche, sia a causa dell’analfabetismo informatico degli italiani – che si attesta attorno al 55% della popolazione – sia perché i percorsi on line sono comunque spesso estremamente complessi, quando non del tutto incomprensibili o scarsamente funzionali. Quindi era scontato che le persone, abbandonate a se stesse, si rivolgessero ai patronati».

Vuol dire che i tagli di costi in Inps e negli altri enti sono stati compensati socialmente dalla rete degli sportelli dei patronati?

«E’ andata proprio così. In un paio di anni gli utenti si sono triplicati. L’Inas da solo, quest’anno, ha registrato 4 milioni di presenze nei propri uffici,  e quasi 2 milioni e mezzo di pratiche aperte. L’intero sistema dei patronati ha dato gratuitamente risposte a 14 milioni di persone. In termini economici, il sistema dei patronati garantisce complessivamente alla pubblica amministrazione un risparmio annuo di circa 600 milioni di euro, ovvero 500 milioni per l’Inps, 60 per l’Inail e 30 per il Ministero degli interni. In quest’ultimo caso il risparmio è generato dal fatto che dal 2006 – proprio su richiesta del ministero, che non era in grado di affrontare l’impegno – ci occupiamo di tutte le procedure relative ai permessi di soggiorno. Grazie a noi i 400 agenti, precedentemente occupati nella gestione burocratica di questo tipo di pratiche, sono stati riassegnati ai servizi propri di polizia».

Ma lo Stato, comunque, vi rimborsa per l’attività che svolgete?

«Il fondo patronati è alimentato dallo 0,226% dei contributi che tutti i lavoratori italiani versano alle casse previdenziali – che non rientrano quindi nella fiscalità generale, a cui spesso erroneamente vengono attribuiti - ed è ripartito in base all’attività svolta da ciascun istituto. Ma negli ultimi quattro anni abbiamo subito tagli per 120 milioni. E questo proprio quando siamo stati lasciati da soli ad affrontare questo vero e proprio assalto senza la possibilità di adeguare la rete di presenza sul territorio e di potenziare i servizi».

Dal presente al futuro: come pensate di innovare la vostra formula?

«La nostra proposta per il futuro è un patronato integrato in una rete di soggetti del welfare: grazie alla formula del partenariato, ovvero la possibilità per strutture pubbliche e private di collaborare attraverso la concessione di determinati servizi in regime di convenzione. Possiamo dare vita ad un sistema di servizi poco costoso rispetto ad uno da costituire ex novo, flessibile e in grado di coprire una gamma ampia di bisogni sociali, oltre quelli ai quali già provvediamo».

Raffaele Marmo