QN Welfare

Reversibilità, governo in ritirata

di Claudia Marin

«Il governo non è intenzionato a intervenire sulle pensioni di reversibilità». A tentare di chiudere definitivamente lo scontro sul tema caldo della settimana provvede il Ministro dell’Economia. Ma per una partita che si chiude, un’altra rischia di riaprirsi. A Via Venti Settembre, secondo fonti beninformate, non è andata per niente giù la sortita a mezzo stampa del Presidente dell’Inps con la sollecitazione a chiedere la modifica del Patto di Stabilità europeo per introdurre in Italia la flessibilità in uscita. «Con tutti i dossier aperti con Bruxelles – si fa sapere – ci mancava solo Boeri».

La materia previdenziale, insomma, rimane incandescente. Tocca a Pier Carlo Padoan buttare acqua sul fuoco: «La delega del governo lascia intatti tutti i trattamenti in essere e per il futuro non è allo studio nessun intervento sulle pensioni di reversibilità. Tutto quello che la delega si propone è il superamento di sovrapposizioni e posizioni anomale». Parole che non bastano a rassicurare. Tanto che, mentre Cinque Stelle e Lega continuano a attaccare senza risparmio, i sindacati ma anche la sinistra Pd chiedono esplicitamente lo stralcio della norma incriminata. Bocciata perfino dall’ex ministro Elsa Fornero. E, del resto, in questa direzione si muove lo stesso Cesare Damiano, presidente della commissione Lavoro della Camera, dove la delega sta per arrivare.

E’ sempre più probabile, insomma, che il testo del progetto di legge venga modificato, precisando l'esclusione delle pensioni di reversibilità da ogni intervento di razionalizzazione delle prestazioni o addirittura eliminando il riferimento alle prestazioni previdenziali. Resterebbero legate all’Isee le sole prestazioni assistenziali. Criterio che non dispiace al presidente dell’Inps: «Più che reversibilità, ci sarebbe altro da cambiare: mi pare molto discutibile che cinque miliardi di prestazioni assistenziali vadano al 30% più ricco della popolazione». Il riferimento è alle integrazioni al minimo e alle pensioni sociali.

Proprio Boeri, però, è stato protagonista dell’altro capitolo previdenziale riaperto: quello della flessibilità in uscita. Il numero uno dell’Inps insiste: «Se vogliamo introdurre il pensionamento flessibile, che è importante ora, non tra tre anni, dobbiamo cambiare il Patto di stabilità in Europa». Solo questo, insieme con la fine del blocco del turn over nel pubblico impiego, può favorire l’occupazione dei giovani. Dunque, Padoan si muova: questo il messaggio.

Un messaggio che giunge sgradito e inopportuno nelle stanze del Mef. E che non trova migliore accoglienza dalle parti di Palazzo Chigi. Non sarà certo sulla flessibilità in uscita – si fa sapere – che il governo italiano intende fare pressioni su Bruxelles per ottenere maggiori spazi di manovra nella finanza pubblica.

Intanto, il Rapporto sulla previdenza curato da Itinerari previdenziali dà conto degli importi delle pensioni delle diverse categorie. Il primo posto in classifica «spetta ai Giudici della Corte Costituzionale con 200.000 euro, seguiti dai senatori in pensione (oltre 91.000 euro all'anno), dai deputati e consiglieri regionali». Seguono: i notai con una media di 76.900 euro annui nel 2014. Poi i giornalisti (54.000 euro), i dirigenti d'azienda ex Inpdai (50.000), gli iscritti al Fondo volo (45.000), i commercialisti (36.000) e gli avvocati (27.000).